Appello all’editoria e all’informazione locali

La nostra città deve essere riconoscente all’amministratore dell’EPT di Benevento per aver organizzato la “Fiera dell’editoria e dell’informazione locale”. Con esigui fondi, ma con molto pragmatismo, l’amministratore Giovanni La Motta abilmente ha concretizzato un ottimo risultato.
 
D’altra parte, ritengo che questa manifestazione, se fosse stata organizzata tramite l’assessorato alla cultura del Comune di Benevento, avrebbe avuto interesse a incentivare, anche, una promozione sociale e un’emancipazione da una società arenata al XX secolo, due elementi fondativi di una coerente attività culturale.
 
Certo, l’Ente Provinciale per il Turismo ha, istituzionalmente, competenze ed obiettivi tesi prioritariamente a produrre visibilità a un comparto, utilizzandolo, al contempo, come pretesto attrattivo.
 
Al contrario, l’organizzazione di un evento collegato al libro e all’informazione, inevitabilmente, si interseca con una complessità di argomenti: la funzione dell’editoria e del giornalismo, con riferimento al contesto locale,  nella crisi della cultura, nell’emergenza informativa, nell’omologazione del linguaggio e dei gusti, nella scarsa coesione sociale, nella perdita progressiva delle identità territoriali. Visto che la fiera si realizza nel capoluogo di una piccola provincia a prevalenza rurale, inoltre, l’evento avrebbe meritato di essere caratterizzato da quell’approccio alla sostenibilità di cui la nostra realtà territoriale  si avvantaggia nei processi produttivi e sociali.
 
Per tutto questo, mi appello alle testate giornalistiche e agli editori beneventani affinché il prossimo appuntamento della fiera sia portatore di valenze proporzionate ai cambiamenti in corso nel XXI secolo. Gli editori e i giornali non possono essere fruitori neutri di un’iniziativa a valenza pubblica; non possono essere aggregati da un ente che ha vocazioni ben diverse da quelle che accomunano gli editori ai giornali. 
 
Non pretendo che la mia visione sia migliore delle vostre, ma è dovere di tutti noi confrontarci sulle nostre visioni con una ricaduta comunitaria: questo è un processo culturale. Una fiera dell’editoria e dell’informazione non può consistere in una semplice fotografia dello status quo dell’editoria locale e nel consentire agli editori di organizzare convegni celebrativi, prevalentemente, dei propri libri. In una visione che vada oltre le spinte personalistiche, non si può trattare di editoria locale senza evidenziare, al lettore di oggi, le esperienze editoriali che, a Benevento, nel secondo novecento, hanno tracciato la strada per un’editoria progettuale e identitaria: le edizioni di don Ciccio Romano (Secolo Nuovo e Il filo rosso) e le edizioni di Gennaro Ricolo.
 
Durante una riunione organizzativa della fiera, proposi, per una caratterizzazione costruttiva dell’evento, un dibattito per costituire un “Osservatorio sul giornalismo locale responsabile”: biodiversità dell’informazione, indipendenza dall’establishment politico ed economico, apertura all’associazionismo e alla società civile. Ebbene, in quella riunione monocorde, non vi fu un commento, a favore o contro.
 
Il 23 aprile, mentre la fiera prendeva il via, altrove, si inaugurava “I colori del cinema”, rassegna della biodivesità e della coesione sociale che, per la prima volta, mette in circuito le associazioni ecosolidali con alcune testate giornalistiche e con le librerie indipendenti. Una fusione culturale che contamina di nuove visioni la nostra comunità territoriale.
 
Per ora, a nome di numerose associazioni ambientaliste e culturali, ringrazio le testate giornalistiche Bmagazine e Sanniopress  che, dando credibilità ai fermenti provenienti dall’associazionismo e dalla società civile, stanno gettando le basi per quel percorso di trasformazione dell’informazione  sempre più indispensabile per affrontare  i cambiamenti sociali, economici ed ambientali in corso.
 
Alessio Masone
Cofondatore di Art’Empori – bMagazine – Comunità dell’arte biodiversa
Cofondatore della Rete Arcobaleno – Associazioni per un’economia ecosolidale
 
Benevento, 29 aprile 2010
 
 
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Published in: on 29 aprile 2010 at 02:43  Lascia un commento  
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Quando asini e clown presero il posto degli eroi: la “Marcia per il territorio” contro la centrale di Ponte Valentino (BN)

Quando asini e clown presero il posto degli eroi: la “Marcia per il territorio” contro la centrale di Ponte Valentino (BN)

Un nostro concittadino, su un blog, ha scritto, con soddisfazione masochistica, che, alla “Marcia per il territorio contro la centrale di Ponte Valentino”, realizzata l’8 dicembre 2009, compresi gli asini e i clown, fosse presente un esiguo numero di partecipanti.

La manifestazione (marcia e raccolta firme) era di opposizione all’insediamento di una centrale termoelettrica che produrrebbe 400 megawatt a beneficio del deficit energetico regionale, ma che pregiudicherebbe un territorio, quello sannita, che assorbe solo il 5% del fabbisogno energetico campano.

Se i beneventani accorrono a frotte, solo quando ci si schiera pro o contro Berlusconi o quando si voglia godere dell’ennesimo cinepanettone o quando la città ospita artisti e scrittori imposti dai media nazionali, non è un’evenienza a demerito della manifestazione contro la centrale, ma una manchevolezza a disonore di una popolazione troppo impegnata in cose lontane dalle proprie esigenze primarie (diritto a un’aria, a un’acqua e a un cibo salubri, diritto del contadino a coltivare la propria terra producendo in sicurezza alimentare).

Quelli che combattono per tutelare la salubrità del territorio (la centrale, matematicamente, procurerebbe un incremento dell’incidenza delle malattie tumorali) e la vocazione rurale del Sannio (il 45% delle imprese sannite sono aziende agricole) sono un esiguo numero di individui, come erano solo una piccola minoranza della popolazione quelli che, durante il nazismo, presero posizione, in Germania, contro lo sterminio degli ebrei, come erano in pochi quei partigiani che, a rischio della propria vita, si opposero al nazifascismo.

Qui, da noi, con minimi sacrifici, è possibile tutelare il proprio territorio (e quindi sé stessi) da una strategia che, decisa da lontano, dalle convenienze di partiti e di grandi aziende, con la collaborazione, anche omissiva, degli amministratori locali, vuole, nel corso degli anni, minare le nostre risorse primarie, con progetti che nascono d’imperio, uno all’anno, fra discariche regionali, centrali elettriche, piattaforme logistiche, megaparcheggi, privatizzazione dell’acqua. Eppure, la nostra popolazione è incapace di prendere posizione perché, ormai, questa vive, come in un perpetuo “Grande fratello”, anche quando crede di opporsi all’omonima trasmissione televisiva, frequentando teatri e musei.

La condizione di cittadinanza nasce dalla relazione con un territorio specifico: se non siamo capaci di avere un rapporto consapevole con esso, come possiamo essere cittadini italiani che abbiano da esprimere sulla società e sulla politica nazionali?
Se non abbiamo coscienza del legame con la terra più vicina a noi, cosa possiamo individuare, nei nostri viaggi, in terre lontane da noi?
Se abbiamo perso l’esercizio a godere dei colori, degli odori e dei suoni della nostra terra, cosa possiamo fruire da pittori, poeti e musicisti?

Dove sono quegli uomini colti che, durante la fruizione di un libro o di un film sulla shoah, si dimostrano contro il male gratuito, ma solo con il senno di poi, quando i danni sono ormai irreparabili, quando tutto è acclarato?

Verranno fuori quegli intellettuali, anche questa volta, col senno di poi, quando tutto sarà irreparabile, quando anche le persone più insipienti avranno coscienza della distruzione dei beni primari di un popolazione?

Se la manifestazione contro la centrale era connotata dalla presenza di clown e di asini, gli individui e gli animali più miti e più umili, forse, è già troppo tardi, già tutto è acclarato: televisioni e giornali hanno reso la popolazione locale incapace, più di clown e di asini, nel prendere posizione?

Alessio Masone
per il “Coordinamento delle associazione e dei comitati contro la centrale di Ponte Valentino”

Benevento, 7 gennaio 2010

Per visionare le foto della “Marcia per il territorio”, clicca su:
Quando asini e clown presero il posto degli eroi: la marcia contro la centrale di Ponte Valentino

L’era di FB vuole che si deleghi anche la comunicazione.

L’era di FB vuole che si deleghi anche la comunicazione.
Libertà di scegliere, nell’ambito di opzioni precostituite da altri, è libertà?

di Alessio Masone – 29.11.09 (apparso su Bmagazine-Art’Empori di dicembre ’09)

 E’ comodo far scegliere alle televisioni e ai giornali nazionali le informazioni che vogliamo apprendere.
E’ comodo far scegliere ai critici, alle accademie e ai giornali gli artisti che gradiamo leggere, ammirare e ascoltare.
E’ comodo far scegliere alle catene di supermercati e alle catene di franchising i prodotti che ci servono.
E’ comodo eleggere i nostri rappresentanti nelle istituzioni, come nostra attività di impegno civico.
E’ comodo ascoltare o leggere Saviano, come nostra attività di contrasto alla corruzione e la criminalità organizzata.

Ma solo lo scegliere in prima persona trasforma il mondo.
Ascoltando, alla TV, Saviano, ci emozioniamo, urliamo dentro di noi, ma, poi, nella nostra vita, quella che facciamo con le azioni, non quella che ascoltiamo o leggiamo, siamo rimasti uguali. A cosa serve che ci sia un solo Saviano che agisce, quando parla, se noi, compatti, restiamo, di fatto, immobili negli stili di vita? Abbiamo lasciato da solo Saviano e, se un giorno lo assassineranno, noi, sebbene complici, grideremo allo scandalo. Ma Saviano non corre questo rischio: i suoi nemici sanno bene che il suo parlare, in fin dei conti, non trasforma il mondo. Tutto resta identico a prima, grazie a noi. (altro…)

La bellezza del bene comune, in risposta a Parliamone

 La bellezza del bene comune, in risposta a Parliamone

12 dicembre 2009 – di Alessio Masone

Avevo scritto con cuore aperto e trasparente, partendo dal particolare (Parliamone) per parlare del generale (l’associazionismo).
Avevo approfittato per parlare di cambiamento dal basso che, sebbene di moda, è un concetto conosciuto solo tramite i luoghi comuni. Penso di avere l’esperienza e il diritto di confrontarmi sull’argomento, senza timore di essere accusato di pretenderne l’esclusiva, come temerariamente afferma Jean Pierre el Kozeh.

Avevo scritto sponsorizzando un’osmosi tra l’associazionismo, in generale, e un politico illuminato (Nazzareno Orlando) che, senza alcuni chiarimenti costruttivi, non potrebbe realizzarsi. E invece, per insicurezza, in risposta, ho ricevuto solo vacua ostilità: ai miei meditati contenuti non si è risposto con costruttive riflessioni ma, con elusiva retorica, tramite domande e accuse. Parliamone vuole promuovere il confronto, ma, quando ciò le riguarda da vicino, il confronto non è più bene accetto.

Questa alzata di scudi, da parte di due esponenti culturali di destra che non vivono il territorio, ma la capitale d’Italia, è dannosa per la credibilità di Parliamone, associazione che vuole dichiararsi apolitica e per le attività dal basso. Ancora di più dannosa, quando l’intervento è firmato da chi, negli anni dell’assessorato di Orlando, gestiva buona parte delle attività culturali promosse dal Comune di Benevento: con fare controproducente, ha riacceso gli animi e le lamentele di tutti quegli artisti e di quei musicisti che non erano graditi da El Kozeh.

El Kozeh, lamentando che le associazioni, nelle loro censure, non sono entrate nel merito delle attività organizzate da Parliamone, non ha considerato che, per tatto e per rispetto della biodiversità delle proposte, noi non abbiamo voluto giudicare le singole attività, ma solo l’impostazione. Comunque, se sollecitati a esprimerci, dobbiamo dire che le attività di Parliamone, almeno quelle che conosciamo, sono generiche adesioni a iniziative promosse da altri, a livello mondiale (La giornata della lentezza, 100 piazze per il clima), oppure generiche attività per rilevare i disagi della popolazione locale, senza utilizzare una specifica visione per decodificare la società in cambiamento (piattaforma logica). Preferendo i processi culturali orizzontali, diffido delle iniziative che, calate identicamente su tutto il pianeta, sono incentivatrici, al di là dell’obiettivo, di un paradigma omologante e spersonalizzante.
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I ruoli dell’associazionismo e della politica: Parliamone

I ruoli della politica e dell’associazionismo: Parliamone

4 dicembre 2009 – di Alessio Masone *

La crisi delle ideologie e della democrazia rappresentativa, in corso nel XXI secolo, agevolerà, nella gestione dei beni comuni, un coinvolgimento dei cittadini, ormai attori politici, in qualità di consumatori critici, di associazioni per uno sviluppo sostenibile, di movimenti per la difesa del territorio e degli esclusi sociali. Stante la crisi dei sistemi di scala, in ambito economico, politico, sociale e ambientale, il modello verticistico, tipico dei partiti e delle grandi aziende, dovrà lasciare il passo a un modello orizzontale che, grazie a un cambiamento dal basso, potrà dare risposte alle emergenze sociali, occupazionali e di salubrità pubblica.

Ne consegue che alcuni uomini politici, quelli più capaci di contaminazione, vogliano intercettare le energie generate da una trasformazione sociale, sempre più incalzante: Nardone, con Futuridea, Orlando, con Parliamone, e Medici, con Palazzo di città, ne sono, solo, alcuni esempi.

Di per sé, il gesto, degli esponenti politici che familiarizzano con l’associazionismo, sembra avallare, velocizzandola, l’evoluzione sociale prevista. Ma, al di là della buona fede, in concreto, questo gesto tende a inficiare la portata rivoluzionaria del cambiamento dal basso.
Nell’attendere un processo di democratizzazione estrema della gestione pubblica, ci ritroveremmo esponenti politici capaci di controllare anche il mondo dell’associazionismo, come se, in parlamento, il presidente del partito di maggioranza, fosse anche il leader del partito di opposizione. 
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L’informazione, dalla carta stampata al web, come liberazione dell’intellettuale

L’informazione, dalla carta stampata al web, come liberazione dell’intellettuale
di Alessio Masone (pubblicato su Sanniopress – 24 novembre 2009)
 

Il mondo giornalistico finge di ignorare che il motivo, alla base di uno spostamento di attenzione, dalla carta stampata al web, risieda nel fatto che il XXI secolo necessita, nell’agire sociale, di un coinvolgimento attivo della popolazione.
Si diffonderanno, sempre più, negli anni, tutti quegli strumenti che consentono una veicolazione orizzontale delle informazioni: blog, liste di discussione…

Quindi non è in gioco, semplicemente, una preferenza dell’utilizzo del mezzo mediatico, tra quello cartaceo e quello telematico. E’ in discussione quel giornalismo che si ispira a un fare informazione, calato dall’alto, tipico delle grandi testate nazionali, dei professori che pontificano, che è stato, di fatto, custode di un arido status quo, invece che il pungolo verso quel cambiamento necessario ad affrontare le problematiche attuali, quali la crisi delle ideologie e le emergenze democratiche, occupazionali, ambientali e sociali. 

Il XXI secolo, anche grazie al web, mette in discussione quella nomenklatura giornalistica che, con il suo insostenibile verticismo culturale, è complice, anche quando, a parole, lo condanna, di quel modello di sviluppo che, ormai superato, si basa sui sistemi di scala. Quel modello che consente al sistema politico, di destra e di sinistra, di saccheggiare i territori (a danno della salubrità pubblica e dell’economia locale) per fare affari con le grandi aziende, al fine di sostenere partiti e personaggi che, altrimenti, sarebbero già caduti nella pattumiera della storia che supera. (altro…)

Crollo del centralismo ideologico: identità locale e informazione orizzontale come modello per il XXI secolo

di Alessio Masone e Tullia Bartolini

 Negli anni sessanta e settanta, il mondo delle università costituiva l’epicentro dei fermenti culturali e innovativi della nostra società. Al contrario, in questo inizio di secolo, di fronte alle emergenze recessive, occupazionali, ambientali e democratiche, le sedi universitarie non sono luoghi di confronto capaci di imprimere alla società una svolta risolutiva.

Questo stesso limite è da attribuire anche ad altre figure, quali l’intellettuale, il politico e il giornalista: tutte accomunate dal non possedere gli strumenti per analizzare ed affrontare il cambiamento sociale in corso. 

Tra le tante ragioni di questa incapacità, c’è sicuramente il vuoto delle ideologie che si è formalizzato con il crollo del Muro di Berlino. Ma, a ben vedere, le figure in crisi sono accumunate anche da un’identica strategia operativa: il centralismo e il verticismo, tipici della concentrazione della produzione di beni. Essi hanno strutturato, fino ad oggi, anche la modalità di circolazione dei valori e delle esperienze nel mondo della cultura e della politica.

Probabilmente, unitamente all’incapacità reattiva delle grandi imprese di fronte al declino di quel modello di sviluppo che proliferava centralizzando la produzione e le popolazioni in grandi agglomerati urbani, anche tutti i luoghi deputati all’analisi di una società in cambiamento (come le università, i giornali, il parlamento, i partiti, tutti strutturati verticisticamente) non sono più in grado di dare risposte. (altro…)

Published in: on 6 giugno 2009 at 23:49  Lascia un commento  

Alessio Masone nell’autointervista di Bmagazine

Da mio padre, ho appreso la passione per le piante. Da bambino, lo seguivo a Pietrelcina, suo paese natale, dove, nel nostro orto/giardino/campo di bocce, trascorrevo tutte le domeniche e le vacanze estive. I miei cugini, se volevano incontrarmi, dovevano lasciare la piazza del paese per raggiungermi al “Campo di bocce”.

Lì, ho imparato a riconoscere le simmetrie della natura, ad ammirare la meraviglia quotidiana che esprime il mondo vegetale, a provare appagamento nell’innaffiare, come nutrendole, le piante.
Lì, ho appreso anche il conciliante equilibrio psicofisico che si ottiene nel realizzare lavori manuali: la frescura dell’acqua corrente dopo il sudore dello zappettare, lo scorrere dell’acqua nei solchi dell’orto come un fiume in miniatura che percorre la sua valle, il friggere del mattone immerso nell’acqua per realizzare il muretto di un’aiuola.

Ai tempi del liceo, sul balcone di casa, coltivavo le mie piante e sperimentavo i primi tentativi di compostaggio: quando mia madre notò che io, a fine pranzo, trasferivo nei vasi delle piante i resti della frutta del mio piatto, pensò di fermare la mia mania di “dare da mangiare” alle piante, togliendo, con un pretesto, tutte le piante dal balcone.

A scuola, i miei elaborati scritti, erano, maniacalmente, sempre pretesto per denunciare la solitudine dell’uomo moderno e la necessità di un ritorno alla Natura. Compravo la rivista l’Airone e mia sorella, Maria, ha continuato a farlo dopo di me: mentre lei, grazie a quella rivista, divenne attivista del WWF, io ho sempre creduto, invece, che il pianeta vivente fosse da tutelare nel suo insieme e nell’approccio quotidiano della vita. (altro…)

Published in: on 7 gennaio 2009 at 18:00  Lascia un commento  
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Caro libri e consumo critico

Caro libri e consumo critico

Nella società dell’opulenza (e della recessione), dimentichiamo spesso la differenza tra povertà reale e povertà percepita. Tra quella che ricorre quando non si è in grado di soddisfare le funzioni fisiologiche e sociali essenziali (fame, salute, condivisione sociale) e quella in cui l’individuo, pur possedendo molti comfort, in relazione ai suoi simili si percepisce economicamente inadeguato . Nella società occidentale, noi tutti, non potendo possedere tutto quello che il mercato ci impone, ci ritroviamo frustrati quanto a ricchezza.

Molti di noi, per inseguire prodotti superflui, ma alla moda, si ritrovano, a fine mese, a corto di denaro: a questo punto, provvedere ai beni necessari, come i testi scolastici, i mutui, cibi sani e le utenze, diventa un problema. Quegli stessi ragazzi che, per risparmiare, comprano libri usati o che non li comprano affatto, poi, non rinunciano allo zaino griffato o al telefonino ultima generazione.

I testi scolastici non sono proibitivi: costano meno di un profumo, durano più di una maglietta di tendenza. Collaudati negli anni, di solito, sono corredati da un ricchissimo apparato iconografico e realizzati con legatura, non a colla, ma con filo (praticamente indistruttibili): qualsiasi tipologia di libro (saggistica, giuridica, universitaria, narrativa, ecc.) non può competere per rapporto qualità/prezzo con i manuali scolastici.
In più, questi ci risulteranno utili oltre il limite degli anni scolastici. Dovrebbero restare nella libreria di casa a testimoniare la nostra gioventù, utili come opere di consultazione, idonei ad “arredare” impreziosendo, con i loro contenuti, le nostre dimore.
E invece, noi, spesso, i libri scolastici li rivendiamo (svendendoli), poi, compriamo nelle edicole, a puntate, asettiche enciclopedie, uguali per tutti ed estranee alla nostra esistenza. (altro…)

Published in: on 26 settembre 2008 at 18:00  Lascia un commento  
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Alessio Masone nel “Questionario di Proust”

Il questionario di Proust
Si chiama il «Questionario di Proust». Si tratta di un gioco molto praticato nei salotti della Parigi di fine Ottocento. La storia vuole che Antoniette Faure, amica di Marcel Proust, pose al futuro autore di «Alla ricerca del tempo perduto» una serie di domande sul suo carattere e sulla sua personalità, Proust rispose. Da allora il gioco è stato spesso riproposto.

Che cos’è per lei la perfetta felicità?
Noi che la inseguiamo, senza fare (paradossalmente) del male a noi e agli altri.

Qual è la sua più grande paura?
Raggiungerla (la felicità) o non avere più i mezzi per inseguirla.

Con quale personaggio storico si identifica di più?
Spartaco (a differenza dei liberti, combatteva per la libertà di tutti gli schiavi).

Quale personaggio vivente ammira di più?
Personaggio o comune individuo, ognuno recita la sua parte. Li rispetto allo stesso modo.

Che cosa le piace meno di sé?
Essere logorroico e poco diplomatico.

La massima stravaganza della sua vita?
Accarezzare le piante che, nel camminare, mi ritrovo a portata di mano.

Che cosa le piace di meno del suo aspetto?
Considero i difetti come fonte di biodiversità: sono identificativi di me, non potrei rinnegarli.

In quali occasioni dice bugie?
Quando la verità non è tollerabile; io dovrei dire più spesso bugie.

La persona che meno le piace?
Il carismatico (come l’attore, il politico di successo e chiunque sa vendersi): è una coca cola.

Il grande amore della sua vita?

Quello in corso.

Quando e dove è stato più felice?
Non vedo la mia vita come degli episodi slegati. Maggiore esperienza, maggiore consapevolezza, ogni giorno di più.

Di quale virtù le piacerebbe disporre?
La compassione: vera condivisione con l’altro.

E quali sono i suoi punti di forza?
L’entusiasmo, la perseveranza, la determinazione, il cerebralismo e l’essermi formato fuori da ogni accademia (dove si plasmano i più correnti e subdoli reazionari).

Qual è il suo attuale stato d’animo?
In corsa.

Il peggio che le possa capitare?
Non avere obiettivi.

Dove vorrebbe vivere?
Chi crede di dover solo prendere dal mondo, si cerca il posto più adatto; gli altri cercano di essere i più adatti al posto dove sono nati: migliorandolo, trasformano il mondo intero.

Chi sono i suoi scrittori preferiti?

Quelli che scrivono a me, per me: le persone care che hanno da condividere con me. In mancanza, è necessario rivolgersi agli scrittori virtuali, quelli che scrivono per tutti.

Come vorrebbe morire?
Non inutilmente. 

Qual è la cosa più preziosa che possiede?
La speranza.

Qual è il suo motto?
Aiutati, che dio ti aiuta.

Cosa direbbe all’uomo più potente del mondo?
Gli chiederei se è un uomo libero.

ALESSIO MASONE

Pubblicato su Messaggio d’Oggi del 13 DICEMBRE 2006, nella rubrica curata da Ernesto Razzano. 

Published in: on 13 dicembre 2006 at 18:00  Lascia un commento  
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